EPO vs IPQC: Un dibattito sulla qualità dei brevetti che merita attenzione!

Pare che la ruggine stia iniziando a mostrarsi sui brevetti d'oro dell'EPO.
Partiamo dallo scorso anno, quando l'Industry Patent Quality Charter (IPQC), ha sollevato delle preoccupazioni sulla qualità dei brevetti, un appello che è stato supportato anche dal sindacato del personale SUEPO.

Ora, tutti sappiamo che l'autocritica non è il punto forte di ogni organizzazione e l'EPO non fa eccezione. In una lettera recente ha respinto elegantemente la maggior parte delle preoccupazioni sollevate dall'IPQC. Peccato, perché si sarebbe potuto instaurare un dialogo più costruttivo, soprattutto sulla ragione di tali critiche.

Tornando al periodo attuale, la questione non si è conclusa e l'IPQC, guidato dal coraggioso Beat Weibel, ha continuato a sollevare domande scomode, senza risposta. Questo riguarda non solo l'assenza di dialogo ma anche il fatto che l'industria stia impiegando sempre più tempo per la redazione di brevetti a causa della loro crescente complessità, mentre il tempo impiegato per l'approvazione di questi brevetti sembra essere in calo.

Diciamo che non tutti sembrano condividere l'ottimismo dell'EPO, soprattutto quando quasi il 90% di tutte le decisioni della sua commissione di ricorso revocano in tutto o in parte il brevetto in esame. Un dato un po' preoccupante, non vi pare?

Ma l'EPO, fedele a se stessa, non sembra essere colpita da queste critiche. Due giorni fa, Beat Weibel ha ricevuto una risposta dalla vicepresidenza dell'EPO, che smentisce quasi tutte le preoccupazioni dell'IPQC. Sembra che l'orgoglio sia ancora ben saldo, come dimostrano i dieci anni consecutivi di primato nei sondaggi indipendenti IAM sulla qualità.

Rimane il fatto che l'IPQC, rappresentando un'importante fetta di società internazionali, merita un dialogo più profondo e costruttivo. L'EPO può pubblicare tutti i dati che vuole, ma le domande rimangono ed il malcontento non si placa.

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