Cubo di Rubik: l’EUIPO revoca il marchio tridimensionale.

Il Cubo di Rubik, un rompicapo inventato da Ernő Rubik, è diventato un gioco di fama mondiale sin dalla sua introduzione negli anni '80 e la sua forma unica, con una struttura a griglia nera e sei colori differenti, lo ha reso uno dei giocattoli più noti e riconoscibili al mondo.

La storia legale del Cubo di Rubik è caratterizzata da una serie di svolte significative e, recentemente, il Primo Collegio di Ricorso dell'EUIPO ha preso una decisione cruciale revocando la registrazione del marchio tridimensionale del gioco

Marchio tridimensionale registrato del Cubo di Rubik


Questa sentenza è emersa dal caso R 850/2022-1, in seguito ad una petizione presentata da Verdes Innovations S.A., che chiedeva l'annullamento del marchio 3D del Cubo di Rubik, posseduto dalla Spin Master Toys UK Ltd.
L'impresa richiedente la cancellazione sosteneva che la forma del cubo rientrasse nell'ambito dell'articolo 7(1)(e)(ii) del Regolamento N° 207/2009, che esclude dal registro dei marchi i segni costituiti esclusivamente dalla forma del prodotto necessaria per ottenere un risultato tecnico. Secondo loro, le caratteristiche essenziali del cubo, inclusa la sua forma, struttura a griglia e colori, sono indispensabili per il funzionamento del rompicapo.

Spin Master, d'altra parte, ha contestato sostenendo che la forma del cubo non fosse indispensabile per il risultato tecnico del puzzle e che i colori avessero solo una funzione decorativa. Hanno inoltre evidenziato che il Cubo di Rubik era tutelato dal diritto d'autore e che i colori erano frutto di una scelta del designer, non una caratteristica necessaria dell'oggetto tridimensionale.

Il Primo Collegio di Ricorso dell'EUIPO ha accolto la domanda di cancellazione, dichiarando il marchio del Cubo di Rubik non valido. Ha ritenuto che i tre elementi fondamentali del giocattolo - forma, griglia nera e colori - fossero indispensabili e necessari per raggiungere il risultato tecnico di completare il puzzle creando sei superfici colorate differenti. In merito ai colori, ha affermato che erano essenziali per distinguere i lati e allineare i quadrati dello stesso colore su ogni faccia del cubo, invalidando l'ipotesi che potessero essere scelti colori alternativi.

Inoltre, il Collegio ha respinto l'argomento di Spin Masters secondo cui la specifica combinazione di colori del Cubo di Rubik avesse acquisito distintività e soddisfacesse ancora le condizioni per essere registrato come marchio, poiché fungeva da segno di origine dei prodotti. Tale posizione è stata respinta in base all'articolo 52(2) del Regolamento N° 207/2009, che stabilisce che la forma dei prodotti necessaria per ottenere un risultato tecnico debba essere dichiarata invalida anche se ha acquisito carattere distintivo attraverso l'uso.

Questa sentenza dell'EUIPO segna una netta deviazione da una precedente decisione giudiziaria, quando Simba Toys GmbH aveva contestato la validità del marchio del Cubo di Rubik, sostenendo che il gioco avesse caratteristiche tecniche che lo rendevano inadatto alla registrazione come marchio. Nella sentenza datata 25 novembre 2014, caso T-450/09, il Tribunale aveva respinto questa richiesta, confermando la validità del marchio.
La decisione si basava sull'osservazione che le caratteristiche distintive del marchio erano il cubo stesso e la sua struttura a griglia: le linee nere, parte della struttura a griglia sulle facce del cubo, non alludevano alla capacità di rotazione degli elementi del cubo e non svolgevano alcuna funzione tecnica.
La possibilità di ruotare le bande verticali e orizzontali del Cubo di Rubik non derivava quindi né dalle linee nere né dalla struttura a griglia, ma da un meccanismo interno al cubo.

In conclusione, il percorso legale del Cubo di Rubik mette in luce un percorso legale a tratti contraddittorio. Tuttavia la revoca del marchio del Cubo di Rubik da parte del Primo Collegio di Ricorso dell'EUIPO sottolinea che i marchi non possono essere utilizzati per limitare le caratteristiche tecniche dei prodotti concorrenti, delineando una distinzione chiara tra la protezione dei marchi e altri diritti come il diritto d'autore.

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